Feed su
Articoli
Commenti

speciale TV dei ragazzi

C’era una volta… la TV dei ragazzi:

Rubrica nostalgie a cura di Roberto Rippa & Mario Verger


Tg1 Tam Tam: «Heidi, Goldrake, Harlock and Co.» – 5/Aprile/1979


Uffa! Il teatrino delle storie di casa

RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO22 | FEBBRAIO’10
free download 16,9mb6,3mbANTEPRIMA

EDITORIALE di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

Le cifre di Rapporto Confidenziale cominciano a diventare piuttosto interessanti, circa tremila download del numero21 ed altri tremila degli arretrati nel corso dell’ultimo mese. Un’ascesa costante degli accessi al sito e dei feedback con i lettori, sia nell’ambito virtuale di internet che nel mondo reale. Proprio nel mondo reale stiamo iniziando a muoverci spediti, stiamo lavorando alla creazione di eventi e rassegne, stiamo sviluppando collaborazioni con alcuni festival. Tutto questo comporta un impegno di tempo, e denaro, esponenzialmente crescente.
Per questo necessitiamo del vostro contributo concretizzabile attraverso il sistema della donazione paypal presente sul sito: www.rapportoconfidenziale.org.
A tal proposito vorremmo puntualizzare che a nostro avviso il sistema delle donazioni, sul modello del software libero, sarebbe il sistema ideale per mantenere gratuito l’intero progetto e, se riuscisse a diventare fonte certa di entrate, permetterebbe di realizzare un sogno che coltiviamo da tempo: pagare chi scrive. Un’idea rivoluzionaria nell’ambito della critica cinematografica!
Abbiamo anche reso disponibile sulla CINETECA il primo documentario prodotto da Rapporto Confidenziale: SCERBANENCO, MILANO, PINKETTS. Che ovviamente vi invitiamo a guardare in streaming gratuito nella sua durata integrale. Pure la produzione e realizzazione di documentari, pensati per il web ma non certo confinati al solo ambito telematico, è uno dei fronti nei quali ci siamo lanciati.
Ci sono poi un gran numero di altre cose, che però non abbiamo la minima intenzione di anticiparvi in questo editoriale, che vorrebbe prima di tutto essere un invito alla lettura del numero22 di RC. Più che un invito è una sfida, perché di contenuti ne abbiamo davvero parecchi nel numero di febbraio 2010, su tutti un saggio monografico di una certa consistenza dedicato al rapporto fra fiction e documentario nel cinema di Werner Herzog.
I più assidui lettori di RC noteranno l’ingresso di alcune nuove firme (Simone Buttazzi, Paul Bari, James Wallenstein, Enrico Saba, Iain Stott) che affiancano le “storiche” (Lanzarotti, Contin, Perri, Andreoli), oltre ovviamente ai sottoscritti, nella realizzazione di un prodotto editoriale a nostro avviso davvero interessante e godibile; ci piace pensare anche utile. Ma riuscirete a leggerlo tutto?

Levarsi i sampietrini dalle scarpe.
C’è stato un fatto avvenuto nel corso dell’ultimo mese che ci ha davvero colpiti e che vorremmo condividere, non tanto nelle considerazioni, che lasciamo al lettore, ma nella cronologia dei fatti.
Sul numero dello scorso mese abbiamo intervistato Federico Carra di kiwido, con il quale c’è stato un ottimo scambio sia umano che professionale, tant’è che ci ha domandato se durante la permanenza milanese di Antonio Rezza e Flavia Mastrella (due artisti con i quali Carra collabora da anni e che con kiwido hanno dato alla luce uno splendido dvd monografico, Ottimismo Democratico) non saremmo stati in grado di trovare uno spazio dove poter proiettare una selezione dei lavori presenti proprio in Ottimismo Democratico. Con quattordici giorni di tempo dall’arrivo della geniale coppia nella capitale immorale d’Italia abbiamo dapprima pensato di rivolgerci a Centri Sociali e spazi indipendenti, per poi percorrere la strada della proposta informale a luoghi istituzionali. Abbiamo così mandato una serie di mail che spaziavano dal centro sociale COX18 alla Triennale. In molti si sono fatti vivi proponendoci l’affitto del proprio spazio per l’evento, ma non disponendo di alcuna cifra abbiamo gentilmente declinato l’offerta. Finché non si è fatta viva la Cineteca Italiana, spazio Oberdan, nella persona del direttore dei programmi Enrico Nosei grazie al quale è stato possibile realizzare la serata di domenica 14 gennaio: due ore dedicate ad Antonio Rezza e Flavia Mastrella in cui sono stati proiettati sei cortometraggi e lo spassoso Il passato è il mio bastone. Almeno cento persone hanno riempito la sala, con un ingresso di tre euro, e costi praticamente nulli per l’istituzione meneghina (Rezza e Mastrella erano presenti, ovviamente in maniera gratuita, essendo in città con il loro ultimo spettacolo 7-14-21-28, fra l’altro in scena fino al 19 febbraio presso il teatro OutOff). Per la nostra piccola realtà sarebbe stato davvero fondamentale poter figurare come collaboratori di un evento del genere, ed a tal proposito avevamo ricevuto rassicurazioni da parte di Nosei. È capitato però che da parte della cineteca non è stato indicato in alcun modo, e da nessuna parte, il nostro contributo all’evento che, per quanto pure a noi sembri assurdo, non si sarebbe certamente realizzato nei tempi esegui dei quali si disponeva. La cosa poi ha preso una piega surreale essendo stati presenti in sala. Nell’introduzione Nosei ha detto qualcosa del tipo: «È sempre un piacere ospitare Antonio e Flavia che ogni volta che passano a Milano trovano nella nostra sala un luogo dove poter mostrare il loro cinema».
Chapeau!

Dovevamo proprio levarci questo sampietrino dalle scarpe, così da proseguire il cammino (o la corsa) più liberi.

Buona visione.

SOMMARIO NUMERO22

04 La copertina di Cesare Moncelli

05 Editoriale di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

06 BREVI appunti sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati e Roberto Rippa


07 UNIVERSAL MONSTER. Il fantasma dell’opera, L’uomo invisibile, Frankenstein, Dracula, L’uomo lupo: I mostri della Universal e la creazione di un genere di Roberto Rippa
08 Parte seconda: DRACULA di Roberto Rippa

11 Nosferatu di Samuele Lanzarotti

12 All’onorevole piacciono le donne di Paul Bari

14 LINGUA DI CELLULOIDE L’ULTIMO GIOCO SULLA TERRA cineparole di Ugo Perri

15 Tarnation e la forma dei ricordi di Matteo Contin

18 Herbert Achternbusch di Simone Buttazzi

22 L’inferno di Henri-Georges Clouzot di Roberto Rippa

24 HARDORE. Un mondo nascosto di James Wallenstein

26 RCspeciale Documentario e fiction nel cinema di Werner Herzog di Enrico Saba

38 Gummo. L’uragano della provincia americana di Francesco Bertocco / DIGICULT-DIGIMAG

40 Mister Lonely. L’armonia di Korine di Alessio Galbiati

44 Le concert di Roberto Rippa

45 Hollywood Ending di Stefano Andreoli

46 Il giardino dei Finzi Contini di Paul Bari

47 Louise-Michel di Roberto Rippa

48 Il Futuro è Obsoleto [1992-2002]. L’antologia politica di canecapovolto di Alessio Galbiati
50 Intro di malastrada.film

52 THE ONE-LINE REVIEW. Guida concisa alle arti cinematografica e televisiva di Iain Stott

Più spionistico all’italiana – genere molto in voga negli anni ’60 – che ricalco di James Bond (anche se i riferimenti ai film ispirati alla creatura di Ian Fleming non mancano), questo Altin çocuk (Golden Boy) di Memduh Ün narra di un agente segreto (interpretato da Göksel Arsoy) impegnato a salvare la Turchia da uno scienziato pazzo e crudele che vorrebbe spazzarla con un’esplosione nucleare.
Gli elementi sono quelli classici del genere: un cattivo pelato e senza scrupoli (l’esperto nei ruoli di cattivo Altan Gunbay), travestimenti, tortura, inseguimenti e donne spesso discinte, pronte a gettarsi senza remora alcuna tra le braccia del nostro eroe. Produzione più ricca dei suoi coevi turchi del genere, il film di Ün inizia con una lunga scena di spogliarello e prosegue con una situazione che sempbra tolta di peso da Thunderball (Thunderball – Operazione tuono di Terence Young uscito appena l’anno precedente).
Scritto dal prolifico Bülent Oran (250 sceneggiature scritte tra il 1952 e il 1988, con una media di quasi 7 l’anno), diretto da Memduh Ün (in seguito regista di Cellat, anch’esso pubblicato da Onar), si tratta ovviamente di un film che ricalca un genere e lo fa con mezzi infinitamente minori (mi riferisco agli spionistici italiani dell’epoca), ma la prevedibilità della storia non entra mai in conflitto con il piacere di seguirla, e il nostro eroe è divertente e disinvolto, sia quando si tratta di eliminare i nemici che quando deve rotolarsi tra le lenzuola con qualche conquista francamente non troppo difficile.
Ennesimo esempio di cinema commerciale a bassissimo costo che fa di necessità virtù (e ricalca spudoratamente opere più ricche realizzate altrove), il film di Memduh Ün è imperdibile per tutti gli appassionati di cinema di genere.
La tiratura limitata in sole 500 copie e il prezzo decisamente contenuto del DVD pubblicato da Onar Films ne fanno un acquisto più che consigliato.

Altin çocuk (Golden Boy, Turchia, 1966)
Regia: Memduh Ün
Sceneggiatura: Bülent Oran
Interpreti principali: Göksel Arsoy, Sevda Nur, Altan Günbay, Papatya Alkaya, Meriç Basaran, Hasan Ceylan, Bilal Inci, Haydar Karaer, Gamze Öz, Kaya Volkan, Reha Yurdakul
86’

DVD

Probabilmente la migliore pubblicazione della Onar ad oggi a livello di qualità sia audio che video, il film presenta certamente qualche difetto, nella forma di graffi e spuntinature, ma calcolando la produzione realizzata con mezzi estremamente limitati e l’età del film, nulla che non ci si possa aspettare e nulla che possa disturbare la visione. La Onar Films presenta il film in 1.33:1 Full Frame e audio Doby Digital 2.0 in turco. I sotottotitoli sono, come sempre, in inglese e greco moderno.
Dal punto di vista dei contenuti extra, la Onar non manca di offrire le chicche cui ci ha da sempre abituati: innazitutto due trailer inediti (uno per un film dedicato a Kilink, recentemente tornato alla luce, e il secondo per Ringo Gestapo’ya Karsi, un film che pare mescolare Gestapo e Western. C’è da sperare che Bill Barounis della Onar li pubblichi in futuro), quelli di tre film già disponibili nel catalogo Onar, quindi un articolo dal titolo “Turkish Intrigue: Turkish Spy Article” e le consuete galleria fotografica e biografie. Il piatto forte è però un’intervista di 16 minuti all’attore Altan Günbay, che spiega la sua avvenutra nel cinema (140 film, quasi sempre nel ruolo del cattivo) e lo stato del cinema turco di oggi. A completare l’edizione, la riproduzione della locandina.

Data di pubblicazione: gennaio 2010
Regione: 0
Editore: Onar Films
Formato video: 1.33:1 Full Frame
Formato audio: Dolby Digital 2.0
Lingue: turco Turkish Mono
Sottotitoli: inglese, greco

www.onarfilms.com

RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO21 | GENNAIO’10
free download 16,6mb | 5,0mb | ANTEPRIMA


EDITORIALE di Alessio Galbiati


Il numero è al solito corposo e denso, al solito distante dalle logiche di mercato; non ci troverete i film del momento, che poi in realtà altro non sono che pellicole delle quali ci si dimenticherà in un momento. Dunque sfogliando il numero21 faticherete ad incontrare qualcosa di noto, al limite un paio di articoli vi risulteranno familiari, tutto il resto dovrà trovare la strada del vostro interesse per evitare di provocare sbadigli.

Se ci pensate lo sbadiglio è un fatto davvero contagioso, sbadigliare è un qualcosa che ci trasmettiamo come fosse un virus. Che bello sarebbe raccontare la storia di uno sbadiglio, il suo diffondersi per una grande città ad una velocità incredibile, da persona a persona, e che magari questo stesso sbadiglio alla fine contagi la stessa persona che lo aveva fatto partire. O anche solo tu, che mentre stai leggendo questo editoriale strampalato, ti sei fatto contagiare da questo sbadiglio.

Dunque la speranza è che questo numero divenga un contagioso sbadiglio da scambiare con i vostri amici e conoscenti, e che le visioni in esso consigliate vi riconcilino con il piacere meraviglioso delle immagini in movimento.

Buona visione.


SOMMARIO

04 La copertina di Bennet Pimpinella


05 Editoriale di Alessio Galbiati


06 BREVI appunti sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati e Roberto Rippa


07 Federico Carra. CONVERSAZIONE. Kiwido edizioni di Alessio Galbiati


14 La natura madre-matrigna. “The Thin Red Line” di Terrence Malick di Alessandra Cavisi


16 Il disincanto di Marco Ferreri di Stefano Andreoli


18 Improvvisamente, troppi inverni fa. L’odissea mai conclusa del disegno di legge sui DICO in “Improvvisamente l’inverno scorso”, documentario di G. Hofer e L. Ragazzi di Roberto Rippa


20 Intervista agli autori: Gustav Hofer e Luca Ragazzi di Roberto Rippa


23 LINGUA DI CELLULOIDE RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE. Il decalogo di kristof kieslowski di Ugo Perri


24 Lasciandosi la paura alle spalle. Un documentario del popolo tibetano sulla condizione del popolo tibetano di Alessio Galbiati


26 Kenneth Anger e il New American Cinema di Francesco Bertocco / DIGICULT-DIGIMAG


28 “Les Parapluies de Cherbourg” et “Les Demoiselles de Rochefort”
ovvero il musical secondo Jacques Demy di Monia Raffi


30 UNIVERSAL MONSTER. Il fantasma dell’opera, L’uomo invisibile, Frankenstein, Dracula, L’uomo lupo: I mostri della Universal e la creazione di un genere di Roberto Rippa


36 BENNET PIMPINELLA. Eccentrico e graffiante sperimentatore di Alessio Galbiati


44 ABDICAZIONI. l’archivio letterario di Rapporto Confidenziale a cura di Luca Salvatore
Luca Salvatore – De humani corporis fabrica


www.rapportoconfidenziale.org

Improvvisamente l’inverno scorso

un documentario di Gustav Hofer e Luca Ragazzi

una proiezione organizzata da Rapporto confidenziale

GIOVEDÌ 14 GENNAIO, ORE 20.30

CSA IL MOLINO, Lugano, viale Cassarate 8

Ingresso libero

SINOSSI

Improvvisamente l’inverno scorso” è la storia di Luca e Gustav, una coppia unita da otto anni, e del loro sconcerto quando, improvvisamente, nell’inverno del 2007 in Italia sono stati investiti da un’inattesa ed imprevista ondata di omofobia che ha sconvolto la loro quotidianità.
Nel febbraio del 2007, il governo Prodi, seguendo le direttive dell’Unione Europea e il suo programma elettorale, dopo mesi di discussioni, presenta una proposta di legge per le unioni civili estesa anche alle coppie omosessuali. Le reazioni che questa proposta ha suscitato, politicamente e mediaticamente, erano del tutto inaspettate e sproporzionate.
L’Italia si è quasi immediatamente divisa tra chi era a favore e chi assolutamente contro ai DiCo (il nome del disegno di legge). Reazioni accorate, barricate fumanti e parossismo sino all’intolleranza.
E’ Gustav che cerca di convincere Luca a realizzare un documentario su quanto sta succedendo, incontrando ed intervistando gente comune, associazioni religiose, politici di destra e di sinistra (tra gli altri Rocco Buttiglione, Paola Binetti, Barbara Pollastrini, Franco Grillini, Cesare Salvi, etc.) in occasione di manifestazioni pro e contro e, contemporaneamente, e seguendo per mesi e mesi la discussione generale al Senato.
Con un disagio crescente nei due protagonisti, il film registra, non senza ironia, mesi di polemiche sterili, strumentali e attacchi gratuiti.
Il risultato è un’immagine poco edificante e alquanto contraddittoria del Belpaese.


Menzione speciale Festival di Berlino 2008 sezione Panorama
Nastro d’Argento 2009 come Migliore Documentario
Nomination for the Teddy Award 2008
Best Documentary – IDEMFESTIVAL CORDOBA
Best Documentary – TLVFEST Tel Aviv
Best Documentary – Bozner Filmtage
Jury Award – EIDF2008, EBS International Documentary Film Festival, Seoul
Best Documentary – Llamale Uruguay International Film Festival
Nomination Youth Award – SheffieldDocFest

rong>
Special Mention – MixMilan Festival
Special Mention – Rencontres Internationales du Documentaire Montréal
Special Mention – LesGaiCineMad, Madrid

Nuovo cinema iraniano

Dedicata a tutti coloro che, alla luce dei recenti – e meno recenti – eventi accaduti in Iran, volessero sapere di più del Paese raccontato, spesso con enormi difficoltà, da una nuova generazione di registi, ecco una selezione di articoli pubblicati in Cinemino e Rapporto confidenziale.

Iran: nuovo cinema, censura vecchia (Rapporto confidenziale)

Chand kilo khorma baraye marassem-e tadfin > Saman Salour

Chahar Shanbeh Souri > Asghar Farhadi

Ma hameh khoubim – We Are All Fine > Bizhan Mirbaqeri

An seh > Naghi Nemati

Frontier Blues > Babak Jalali

Tehran bedoune moja vez > Sepideh Farsi

Ne avevo sentito parlare, vedendolo moltissimi anni fa. Sia del programma sia di uno degli autori: Alessandro Pultrone. Un personaggio unico, poliedrico, che conosce la TV per bambini meglio di altri essendosi formato con la semplicità di una volta. Il suo curriculum è talmente vasto che è impossibile riassumerlo in poche righe: regista, pittore, ideatore di programmi televisivi, attore teatrale e cinematografico, musicista e cantante, docente di recitazione e… con un figlio recentemente ordinato sacerdote!
L’anno scorso sono andato a trovarlo a casa: e si è aggiunta una sorpresa nella sorpresa: un tipo giovanile e moderno ma con la semplicità neanche di troppo tempo fa, diciamo degli anni ’70, ma che oggi per chi non ama questi ritmi frenetici e usa e getta forse rimpiange…
Quelle due ore di visita, assieme alla mia inseparabile ragazza Awa, sono state intensissime di ricordi aneddotici che Pultrone descriveva di continuo, immersi noi in tele enormi (incredibile un dipinto gigante sul tema della pace con Papa Wojtyla, Madre Teresa di Calcutta, Gandhi e altri) o quadri particolarissimi di soggetti surreali fra i più disparati nei quali si autoraffigura, corroborando la sua attività attraverso iniziative culturali fra comune e provincia con libri e diversi laboratori da lui diretti, il tutto fra odori di colori a olio e fiele di bue, adornati dai suoi enormi pupazzi in cartapesta delle vecchie trasmissioni Rai Anni ’70 che fanno da cornice: un’atmosfera quasi “magica”, da prestigiatore intento ad inventare di tutto con semplicità e fantasia…
Ma passiamo appunto alla TV Ragazzi di un trentennio addietro.

(Alessandro Pultrone in «UFFA!», Rai 1 – 1979)

Ricorderete che nella stagione televisiva autunnale del 1979, Rai 1 mandò in onda nello spazio pomeridiano, subito dopo il nuovo successo di Remi, un programma a carattere quasi d’inchiesta didattica, come un po’ accadeva in quegli anni, intitolato «UFFA! Il Teatrino delle Storie di Casa», creato dagli autori Ezio Pecora, di cui era anche regista, Maria Luisa De Rita, e Paolo Ruspoli.
Rallegrava in studio con scenette e giochi il gruppo «La scatola magica» composto dall’autore-artista Alessandro Pultrone, assieme agli attori Rossella Postorino, Franco Concilio, Claudio Rovagna. Continua la lettura »

TamTam12

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero20 (dicembre 2009), pp.18-23.

Per dare inizio alla nuova rubrica “C’era una volta… la TV Ragazzi” iniziamo a riesumare una vera e propria “chicca” dagli archivi Rai: uno dei primi Speciale Tg1 andati in onda alla fine degli Anni ’70.
Ricordiamo, en passant, ad onor di nostalgica cronaca, i vari rotocalchi giornalistici che si sono succeduti, cambiando nel corso di quest’ultimi trent’anni titoli di testata ma lasciando inalterato il sapore di ‘settimanali di approfondimento’ di attualità del Tg1.
L’antesignano dei vari contenitori Rai, fra i quali i più riusciti forse rimangono Speciale Tg1 e TV7, fu proprio nel 1977 Tam Tam a cura di Arrigo Petacco e Nino Criscenti.
Inoltre, per non dimenticare, i principali programmi realizzati dalla mitica redazione telegiornalistica Rai furono: Almanacco del giorno dopo; Novantesimo minuto; Cronache del Tg1; Tam Tam; Ping Pong; Filo diretto; La Domenica Sportiva; Giorno per Giorno; Tg l’una; Tg1 Prisma; Mercoledì sport; Estrazioni del Lotto; 3 Minuti di…; Speciale Tg1; Check-Up; Do Re Ciak Gulp!; TV7.
Buona (tele) visione…

TamTam01

C’era una volta il 4 aprile 1978, quando, sulla Rete 2, nell’ambito del contenitore “Buonasera con… Maria Giovanna Elmi”, andò inaspettatamente in onda, dopo lo strepitoso successo di Heidi, un nuova serie animata giapponese intitolata Atlas Ufo Robot.
Il genere e la provenienza del cartone rappresentò una grossa novità per i telespettatori italiani dell’epoca, abituati alle produzioni americane, oltre che Disney, di Hanna & Barbera e Warner Bros.
La fautrice di questa scoperta del tutto nuova nel bel paese fu la funzionaria Rai Nicoletta Artom, una pioniera assoluta del cinema disegnato italiano, le cui ricerche erano già anni luce avanti per essere allora compresa dal provincialismo italico, tanto che l’anno seguente, pare, fu “silurata” (per riconoscenza…) da “Mamma Rai” dopo aver difeso a spada tratta la “sua” creatura su TV Sorrisi e Canzoni a seguito del fatto che si erano mossi sociologi, pedagoghi e perfino politici con le loro puerili quanto errate teorie, giudicando i cartoni giapponesi “violenti, diseducativi e per di più fatti al computer”; un po’ come se, per un’altra Arte, si lasciasse giudicare l’elevatezza della musica di Mozart e Bach come “strana, incomprensibile e per di più prodotta elettronicamente” soltanto perché viene analizzata da persone che a malapena riescono a cogliere l’orecchiabilità delle canzoni di Pupo e Toto Cutugno… E se misconosciuto è il linguaggio dell’animazione perfino più conosciuto è quello della musica: ora, chi non capiva prima, non potrà più dire di non capire! Continua la lettura »

Locarno6401

Open Doors 2010: Asia centrale

Dopo la Cina nel 2009, il prossimo laboratorio di coproduzione Open Doors sarà dedicato all’Asia centrale: Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan e Turkmenistan.

La sezione Open Doors, organizzata grazie al patrocinio della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del Dipartimento federale degli affari esteri (Svizzera), mira ad aiutare i registi e i produttori dei progetti selezionati a trovare partner di coproduzione, in particolare europei, e a realizzare il loro film. L’edizione di quest’anno vedrà il debutto della nuova responsabile della sezione: Martina Malacrida, 32 anni, laureata in storia ed estetica del cinema, giornalista e collaboratrice del Festival da diversi anni.

Secondo Olivier Père, direttore artistico del Festival, «La ‘nouvelle vague’ cinematografica dell’Asia centrale, emersa negli anni Novanta, è già lontana. Oggi, cineasti giovanissimi, formatisi nel ramo del cortometraggio o provenienti dall’arte contemporanea, attendono un ritorno di interesse per la regione e sperano che i loro progetti possano imboccare la strada della coproduzione europea, arrivare ai festival e incontrare i favori del pubblico. Il Festival di Locarno ha storicamente avuto un ruolo fondamentale nella scoperta di grandi autori centroasiatici, come Aktan Abdikalikov, Darezhan Omirbayev e Djamshed Usmonov; l’edizione di quest’anno mira a scoprire talenti altrettanto importanti.»

Le iscrizioni per l’edizione 2010 di Open Doors, riservate ai paesi dell’Asia centrale, si apriranno a gennaio sul sito www.pardo.ch. Una rosa di circa dieci candidati sarà invitata a partecipare alla Open Doors Factory, che avrà luogo durante il prossimo Festival di Locarno. Parallelamente, gli Open Doors Screenings daranno la possibilità anche al pubblico del Festival di conoscere la cinematografia centroasiatica mostrando le opere già realizzate dagli autori invitati al workshop e una rassegna di film rappresentativi della produzione recente di questa area geografica. Una tavola rotonda riunirà inoltre per l’occasione cineasti e produttori provenienti dall’Asia centrale.

La 63. edizione del Festival internazionale del film di Locarno avrà luogo dal 4 al 14 agosto 2010.

www.pardo.ch

Rc20

RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica
NUMERO20 | DICEMBRE’09
free download 12,9mb5,62mbANTEPRIMA

EDITORIALE di Alessio Galbiati

«L’attuale crisi delle democrazie borghesi implica una crisi delle condizioni determinanti per l’esposizione di coloro che governano. Le democrazie espongono colui che governa immediatamente, con la sua persona, e lo espongono di fronte ai rappresentanti del popolo. Il parlamento è il suo pubblico! Con le innovazioni delle apparecchiature di ripresa, che permettono di far sentire, e poco dopo di far vedere, l’oratore a un numero illimitato di spettatori, l’esposizione dell’uomo politico di fronte a queste apparecchiature di ripresa assume un ruolo di primo piano. Si svuotano i parlamenti, contemporaneamente ai teatri. La radio e il cinema modificano non soltanto la funzione dell’interprete professionista ma anche, e allo stesso titolo, quella di coloro che, come i governanti interpretano se stessi. L’orientamento di questa modificazione è lo stesso, a parte i diversi compiti particolari, per l’interprete cinematografico e per colui che governa. Esso persegue la produzione di prestazioni verificabili, anzi adottabili, in determinate condizioni sociali. Ciò ha come risultato una nuova selezione, una selezione che avviene di fronte all’apparecchiatura; da questa selezione escono vincitori il divo e il dittatore».
Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino 1966, nota 20, p.53.

«Il problema primo è rendersi conto che ogni critica rischia di essere la freccia che Stallio e Ollio si portano a spasso per il labirinto. La freccia, segno di ogni mascheramento ideologico. Il problema primo del labirinto è di essere aperto all’infinito, senza limiti, come in mille modi ha mostrato Borges; per cui appunto anche una freccia piantata per terra è in realtà sospesa nella mancanza di senso».
(Storia del) Falcone in Il falcone maltese. Anno III – n° 8 – gennaio 1976, p.43.

Nemmeno mi pare possibile, ma Rapporto Confidenziale esiste da due anni. Tanti? Pochi? Non saprei.
In questo arco di tempo abbiamo fondamentalmente costruito una casa, un luogo dove poter parlare di cinema in totale libertà. Il termine è abusato e fuorviante, con esso intendo l’applicazione costante del proprio libero arbitrio, che non sempre è un qualcosa di democratico. L’emancipazione dal cinema in quanto prodotto commerciale è essenziale per ri-portare a nuova vita un’arte sempre più svilita dall’industria che la produce; per questo del mercato, delle novità e del box office non trovate traccia su Rapporto Confidenziale.
Due anni sono inevitabilmente un nuovo inizio.

Buona visione.


SOMMARIO del NUMERO20

04 La copertina di Max Trudolubov

05 Editoriale di Alessio Galbiati

06 BREVI appunti sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

07 Conversazione con Carmine Amoroso di Alessio Galbiati
12 • Come mi vuoi (1996) • Cover Boy. L’ultima rivoluzione (2007)

15 LINGUA DI CELLULOIDE I MOSTRI (Dino Risi) cineparole di Ugo Perri

16 Un prophète di Roberto Rippa

17 A Serious Man di Roberto Rippa

18 Tg1 Tam Tam: «Heidi, Goldrake, Harlock and Co.» – 5/Aprile/1979 di Mario Verger

24 Video Letter: quando il video diventa coscienza di Francesco Bertocco / DIGICULT

28 Nìguri di Alessio Galbiati
29 Conversazione con Antonio Martino di Alessio Galbiati

34 L’ELENCO DI n COSE – classificazione enciclopedica del nulla #2 a cura di Gregory Arkadin
ANTI AUGURI. 9 film necessari per uscire mentalmente indenni dal Natale.

38 Scerbanenco by Numbers di Alessio Galbiati
39 Intervista a Stefano Giulidori, regista di Scerbanenco by Numbers di Alessio Galbiati

44 ABDICAZIONI. l’archivio letterario di Rapporto Confidenziale a cura di Luca Salvatore
William S. Burroughs – Lo chiamavano il prete

Articoli precedenti »